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V-DAY

CORONAVIRUS: COMINCIATA LA VACCINAZIONE

Finalmente si volta pagina. Questo brutto capitolo della storia moderna dell’uomo sta volgendo al termine. Il vaccino anti-Covid-19 è arrivato e domenica 27 dicembre, è iniziato il tanto atteso V-Day, il primo giorno di vaccinazione contro il Covid-19. Una data che rimarrà impressa nelle nostre menti e che ci rende consapevoli che la ripartenza sarà imminente, nella quale noi dobbiamo trovarci pronti per spiccare nuovamente il volo…

 

La tradizione cristiana ci rivela che “Giovanni apostolo recatosi da Mileto a Efeso per una rivelazione divina, incontra Licomede, un magistrato della città e sua moglie Cleopatra. Dopo poco tempo entrambi muoiono ma Giovanni li risuscita, così come molti malati nel teatro della città”. E proprio in sua memoria, la Chiesa festeggia il suo santo il 27 dicembre, data in cui in Italia è cominciata la vaccinazione anti-Covid-19. Oggi come allora, vuoi per coincidenza, vuoi per un destino già scritto, questa svolta ricade proprio il giorno della sua glorificazione, dove la speranza stavolta, non è affidata a un miracolo, ma all’azione concreta di un vaccino capace di sconfiggere questo male che ci trasciniamo da quasi un anno. Il V-Day finalmente è arrivato e non solo in Italia ma anche in tutta Europa. Sabato sera è partita da Roma una flotta di cinque aerei delle Forze Armate con l’obiettivo di distribuire i vaccini in tutte le regioni italiane. Un viaggio a – 70 gradi, temperatura fondamentale, necessaria per garantire il trasferimento del vaccino verso ogni destinazione. Un percorso importantissimo per garantire la distribuzione di questo salvavita in speciali celle frigorifere che gradualmente verrà somministrato a tutti gli Italiani. Uno sforzo che ha permesso, durante la mattinata di domenica, di inaugurare la campagna di vaccinazioni, rivolta a chi, in prima linea, si trova a combattere quotidianamente contro il virus. Sono questi gli operatori sanitari e i pazienti degli ospedali più deboli, il personale a controllo della sicurezza pubblica e poi, pian pianino tutto il resto della popolazione. Come spesso accade in questi casi, al di là dell’ottimismo inziale, sta prendendo piede anche se in maniera ridotta, uno scetticismo basato sulla velocità con cui questo vaccino è stato creato e poi testato. Si dice che mediamente un vaccino abbia bisogno di almeno due anni di sperimentazione mentre in questo caso ne è trascorso, malamente uno solo. Già da tempo la campagna di vaccinazione ha cominciato ad incontrare le sue prime difficoltà tra il popolo di obiettori e no vax, ma anche tra i commentatori che male leggono le istruzioni e gli effetti collaterali, lasciando ai propri commenti personali e non alla sola comunità scientifica, la vera efficacia del vaccino. Sono in tanti ad insistere nel non volerlo fare, lasciando ad altri la priorità della sua sperimentazione ma, allo stesso tempo, anche il rischio che il contagio continui a propagarsi. Un atteggiamento questo, sebbene sostenuto dalla libertà di scelta di ognuno di noi, ci porta di fronte all’annoso problema di sempre: la coscienza sociale. Mai come prima d’ora ogni cittadino è chiamato a far fronte a questa emergenza sociale al quale tutti abbiamo il dovere di contribuire per dare inizio al riavvio dell’attività economico-sociale tanto atteso, della nostra nazione. Una situazione diventata ormai insostenibile che, nonostante gli aiuti europei, non trova alcuna collocazione nel territorio dove la burocrazia avvolge ogni qualsiasi iniziativa tesa al rilancio economico. Aiuti che, sebbene in parte a fondo perduto, hanno necessariamente indebitato maggiormente tutti noi e che, le nuove generazioni saranno chiamate a restituire. Ecco perché questo vaccino è senza ombra di dubbio, un miracolo dal punto di vista scientifico,  e considerato l’unico mezzo capace di sconfiggere questa pandemia. Siamo certi che più il tempo scorrerà e più diminuiranno le perplessità delle persone, che si convinceranno così a vaccinarsi per il loro bene e quello degli altri. Pensate solo al nostro settore, che a stretto contatto col pubblico, ci espone quotidianamente a rischi enormi, costringendoci oggi ad indossare mascherine e a lavorare dietro barriere che invece di avvicinarci all’ospite, ci distanziano ancora di più. Sappiamo bene che la strada da percorrere per raggiungere un buon livello di immunizzazione della popolazione sia ancora molto lunga, ma che ora con questo vaccino si è cominciato ad intravedere uno spiraglio di luce in fondo a questo lungo e tortuoso tunnel. Tuttavia, sappiamo bene che solo se le disposizioni saranno rispettate da tutti si potranno ottenere risultati concreti sul fronte della mortalità e, di conseguenza, anche su quella dei contagi ora indirizzati pian piano, a diminuire notevolmente. La nostra ripartenza è quindi riposta sulla nostra coscienza e sulla nostra capacità di recepire questo importantissimo messaggio. Un processo dove noi, vittime come tanti, di questo drastico calo di presenze turistiche che ha visto le sue stime oscillare in questo anno terribile tra il 60% e l’80%, ci ritroviamo in situazione mai vista prima d’ora a livello globale, non possiamo più starcene con le braccia incrociate. C’è bisogno di reagire e di riprendere in mano le nostre vite e la nostra esistenza. Non dimentichiamoci che a fine marzo, quando scadrà blocco del governo ai licenziamenti, sapremo chi noi avrà il salvacondotto per riprendere il suo lavoro. Quello lasciato la scorsa primavera e tenuto in sospeso sino a questa data, entro la quale, tutti speriamo la ripresa sia già cominciata. Una ripresa che passa inderogabilmente da questo vaccino e dalla sua somministrazione. A noi il compito di creare i presupposti per garantire a tutti la sicurezza che solo questo vaccino coadiuvato da tutte le altre iniziative di controllo messe in atto in aeroporti, stazioni, porti e luoghi pubblici, può garantirci. Sicurezza che consentirà ai viaggiatori di riprendere gli spostamenti in aereo e a riempire pian pianino le nostre strutture alberghiere, ma anche ridare vita a ristoranti, bar, musei, fiere, cinema, teatri e tutte quelle strutture di condivisione pubblica. Starà poi a noi metterci a disposizione di questo nuovo concetto di Accoglienza che, necessariamente, metterà in campo nuovi valori al fine di essere ancora più competitiva, facendo quella “differenza” che tutti ora si aspettano di sperimentare nella struttura che sceglieranno per le loro nuove vacanze. E noi, quali operatori del settore turistico siamo ben consapevoli che l’alba sia vicina, pronta a rispuntare insieme al nostro rientro in Portineria. Perciò, teniamoci pronti ad affrontare le nuove e più particolareggiate richieste dei nostri ospiti, perché ancora per un po’ di tempo, dovremo confrontarci contro questa malefica pandemia e i suoi colpi di coda. Un virus che sebbene messo di fronte ad una serie di vaccini, ci richiederà di continuare a rispettare il protocollo col quale noi tutti saremo chiamati a familiarizzare ancora di più, proprio in virtù della sconfitta definitiva di questa pandemia. È perciò fondamentale entrare in questa nuova ottica che ci richiederà un sacrificio ulteriore e una maggiore attenzione nei nostri comportamenti che, suffragati da un futuro migliore e senza rischi, darà a tutti la spinta per sconfiggerla, comportandoci da veri professionisti quali siamo.

Marco Rinaldo

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