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FINALMENTE SI RIAPRE

TURISMO: RIAPRONO GLI ALBERGHI

Sarà questo il mese delle riaperture? A quanto pare, sì. A dircelo sono le buone notizie che arrivano un po’ da ovunque in Italia: le città d’arte, le località lacustri, quelle al mare e tante altre nei piccoli e grandi centri cittadini. Si riaprono i battenti e nel nostro caso, le conciergeries, che, come temiamo… non saranno più le stesse.

 

Maggio sarà il mese delle riaperture”, leggevamo speranzosi sui giornali o ascoltavamo in TV solo poche settimane fa. E in effetti, per fortuna, sembra proprio che sia così. Sembra cioè che stia finalmente per avverarsi quello che tutti noi da lungo tempo speravamo, auspicandoci un ritorno alla normalità, che questi lunghi mesi di inattività, hanno addirittura insinuato dentro di noi, il dubbio che lo fosse davvero. Adesso c’è solo voglia di impadronirsi di segnali positivi, di dare trasparenza a un quotidiano che per troppo tempo non è stato veramente nostro e di riappropriarci di ciò che ci è stato ‘brutalmente’ tolto. Ma quella domanda che cerchiamo di allontanare dalla testa però, arriva lo stesso: riusciremo a tornare quelli di prima? Ritroveremo ciò che abbiamo lasciato e saremo capaci di riprendere quel ‘dialogo’ dal punto esatto dove lo abbiamo interrotto…? È questo oggi il vero dubbio di noi concierge ma non solo il nostro, è il dubbio di tutti. Ritorneremo dietro ai nostri banchi all’inizio forse un po’ titubanti ma sempre pieni di entusiasmo, con la voglia di dimostrare che saremo ancora capaci di fare la differenza, di non dire mai di no, di ascoltare lamentele o complimenti con lo stesso identico sorriso. Perché essere conciergemai, come d’ora in poi, vorrà dire essere fino in fondo sé stessi, senza scuse, perché l’autenticità si percepisce, ed è quello che i nostri Ospiti si aspettano da noi, dalle nostre chiavi, forse oggi con un po’ di polvere addosso, è vero, ma sempre rivolte a cercare di ‘allentare’ quelle porte che ci hanno resi famosi per essersi fatte prima o poi aprire. Sicuramente subiremo ancora una volta il fascino delle nostre hall scintillanti finora impietosamente deserte o purtroppo addirittura chiuse, in bramosa attesa di accogliere chi aspettava, con più o meno pazienza, la camera pronta, un bicchiere di vino, il taxi, o, più semplicemente, di aprire la pagina di un libro. Sarà una partenza molto lenta, lo sappiamo. All’inizio molte saranno le camere che resteranno vuote, e, oltre a subirlo, questo fatto, dovremmo perfino giustificarlo. Dovremmo spiegare che ci vuole pazienza, che anche gli altri alberghi sono ancora quasi vuoti, dovremmo infondere tranquillità, trapelare ottimismo e cercare di garantire l’alta qualità del servizio senza lo staff con cui siamo abituati. Ma soprattutto, senza gli Ospiti, a cui siamo abituati. Dovremmo adeguarci a svolgere mansioni che non abbiamo mai trattato, adattarci a risolvere in prima persona problematiche diverse. Con amara sorpresa, scopriremo che alcuni dei nostri preziosi contatti non sono più operativi, alcuni locali sono stati costretti a chiudere o a cederne la gestione. Insomma, dovremmo fare ancora una volta di necessità virtù, ricominciare daccapo, come del resto, siamo ormai abituati a fare. È questo lo stato d’animo con cui ci vediamo ripartire, confusi e determinati, tra sicurezze incerte e perplessità reali. Ma sappiamo anche che “il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza”, per cui ci faremo trovare pronti anche stavolta, intenti a ritrovare quei capi rimasti troppo a lungo staccati, con la convinzione che, quelle due spine all’estremità del filo, ancora combacino.

Alessandro Marchese

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