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IL CIBO DEGLI DEI

MODICA: LA CAPITALE DEL CIOCCOLATO ITALIANO

Se è vero che i cibi più buoni sono anche quelli più pericolosi per la salute, il cioccolato sembra essere la classica eccezione che conferma la regola, almeno in parte! La dolcezza racchiusa nel cioccolato di Modica è davvero paradisiaca, un peccato di gola italiano tutto da gustare…

 

 

Quante volte saremo rimasti incantati davanti ad una vetrina di una pasticceria a contemplare la bellezza di raffinate forme e decorazioni di cioccolato. Per tutti, o quasi, è un vizio irrinunciabile, per molti è un peccato di gola gradevole. Anche chi non ama i dolci è difficile che rinunci a un quadretto di cioccolato! Oltre ad essere buono per il palato, il cioccolato è in grado di prevenire una serie di disturbi: dall’ipertensione alla depressione, dalle patologie cardiovascolari all’insonnia. E pensare che questo alimento è antico quanto l’umanità! Sembra infatti che il cacao risalga ai tempi dei Maya e degli Aztechi, i quali utilizzavano le fave del frutto per produrre una particolare bevanda, il “xocolatl”, ottenuta con l’aggiunta di pepe, cannella, vaniglia e altre spezie. In quel periodo, la Theobroma cacao – nome scientifico che letteralmente significa “cibo degli dei” – fu presto considerata una bevanda sacra, in quanto grande fonte di energia e, per rassicurarsi un buon raccolto, i Maya invocarono nei secoli a venire la divinità del cacao. La storia dell’arrivo del cacao in Europa è abbastanza complessa e seguono diverse ipotesi tutte plausibili. La prima è che Cristoforo Colombo, una volta raggiunto il nuovo continente, gli furono offerti i semi di cacao come denaro da parte delle popolazioni dell’America Centrale, ma non avendo colto l’importanza che avevano quei semi di cacao per quelle genti, li guardò con disprezzo e li gettò fuori bordo. I suoi seguaci furono ben più furbi e capirono che lì dentro c’era un immenso tesoro. Sempre tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento si racconta che una parte degli ebrei cacciati dalla Spagna portarono questa cultura della bibita nella parte meridionale della Francia e che dà lì, molto lentamente, emigrò fino a Parigi, diventando una bibita di grande simpatia alla corte di Luigi XIV. Nel contempo, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, il medico londinese Hans Sloane di discendenza scozzese si recò per affari economici nei territori originari della moglie in Giamaica, dove aveva capito una cosa importante, ovvero che gli schiavi campavano bevendo la cioccolata, questa fu la seconda versione storica possibile. La portò dunque in Inghilterra studiandola da perfetto naturalista e Sloane fece due cose in vita: inventò il British Museum arricchendolo con maestose collezioni d’arte e la cioccolata per gli inglesi. Il suo passo innovativo fu che aggiunse il latte e un paio di cucchiaini di zucchero alla miscela di cacao: nasceva così la cioccolata moderna. Oggi resta un mistero irrisolto a chi sia dovuto l’arrivo del cioccolato in Italia. È probabile che l’artefice sia la principessa Caterina d’Austria, figlia di Filippo II di Spagna. Altri ritengono che sia stato importato da Emanuele Filiberto di Savoia, ma ciò che importa sapere è che all’epoca il cioccolato era un prodotto per pochi eletti. Fu Antonio Ari il primo cioccolatiere a ricevere l’autorizzazione a vendere pubblicamente la cioccolata dalla Casa Reale Sabauda, solo in forma liquida. Così proprio a Torino venne inaugurata la prima bottega specializzata in Italia, e si cominciò così a gustare il cioccolato assieme al caffè, ma malgrado ciò, continuò ad essere un prodotto di nicchia per i suoi costi molto elevati. Bisognerà attendere l’Ottocento per assistere all’abbattimento dei costi di produzione, oltre ad essere inventata nello stesso periodo la tavoletta in alternativa alla cioccolata liquida. Tante sono le città italiane che da nord a sud celebrano questa prelibatezza: dalla città di Torino appena menzionata che sicuramente resta uno dei luoghi migliori per gustare un ottimo bicchiere di cioccolata calda, per arrivare poi a Perugia, conosciuta per la produzione dei famosissimi baci perugina, fino ad arrivare a Modica che del cioccolato è riuscita nel corso della storia a farne un vero e proprio prodotto di punta. La nota località in provincia di Ragusa si estende in un territorio ai piedi dei monti Iblei e il suo nome venne tradotto nelle svariate lingue dei popoli che l’abitarono: dai Fenici ai Greci, dai Latini agli Arabi, dandole ognuno di loro un pezzo della loro cultura. In questa cornice fantastica nacque una vera leccornia tutta siciliana, appunto il cioccolato modicano. A differenza degli altri tipi di cioccolato prodotti nel nostro Paese, quello di Modica è molto friabile e granuloso, con scanalature in superficie, dalle tonalità che tendono al nero scuro, a volte opaco e con riflessi bruni. La sua storia si intreccia intimamente con il territorio siculo, tant’è che è stato riconosciuto circa vent’anni fa come Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Dottori e nutrizionisti concordano nel dire che il cioccolato, se consumato nelle giuste quantità specie quello fondente, fa bene alla salute. Ma si sa che non tutti i cioccolati sono uguali e la preparazione “a freddo” del prodotto modicano che segue le sue antiche tradizioni, mantiene ancora oggi intatte le qualità del cacao, i suoi valori nutritivi e le sue componenti come i flavonoidi che rappresentano potenti antiossidanti. Dunque stiamo tranquilli e godiamoci queste nostre prelibatezze che tutto il mondo ci invidia! Non sarà uno strappo alla regola, ma un modo di prendersi cura della salute!

Marco Rinaldo

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