NAVIGLI

IL DESERTO MILANESE

Prima dell’8 marzo la vita era diversa anche se già si prospettavano motivi di preoccupazione. Preoccupazioni arrivano anche per gli sviluppi, non certo positivi, che ci giungono dall’estero e, di conseguenza, dal suo flusso turistico.

E una Milano surreale quella che si presenta in questo periodo agli occhi di chi la guarda. Saracinesche abbassate, bar e ristoranti bui e silenziosi, alberghi chiusi, piazze e vie deserte. Tutto questo da quando i vari decreti emessi da Regione Lombardia prima e Governo poi, hanno imposto le regole che tutti sappiamo. Prima dell’8 marzo la vita era diversa anche se già si prospettavano motivi di preoccupazione all’orizzonte. Preoccupazioni arrivano anche per gli sviluppi, non certo positivi, che ci giungono dall’estero il bacino più importante per il settore alberghiero milanese, lombardo ma dell’Italia in genere e per le ricadute inevitabili che questo potrà portare al lavoro e all’occupazione dell’indotto. Ora l’impegno maggiore che aspetta noi ambasciatori del turismo è quello di farci trovare pronti alla ripartenza per essere competitivi con le nuove realtà, anche lavorative, che si presenteranno in futuro. Alcune idee potrebbero essere quelle di usare il tempo disponibile per tenersi costantemente informati su quanto succede, di utilizzare le nuove tecnologie per migliorare le conoscenze linguistiche e geografiche e essere capaci di ripresentarci ai nastri di partenza più carichi e stimolati di prima. La sfida che ci aspetta è molto grande ma, ancora una volta, ce la faremo.

Ugo Rossi

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