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SMART WORKING: AL CONCIERGE NON RESTA CHE ESSERE SMART…

Guardo le pagine vuote dell’Agenda: nessun transfer da confermare per il giorno dopo, nessuna guida o tour da prenotare. Il telefono tace. Dalla strada non si intravede alcun taxi in arrivo, nessuna macchina che passa. Immerso in questo clima surreale provo almeno a godermi la sua pace e interrogare questo assordante silenzio. Chiudo per un attimo gli occhi e improvvisamente vedo la sala riempirsi di gente…

La pandemia da Coronavirus sta imponendo a molte aziende di prendere in considerazione soluzioni di “lavoro agile e/o Smart Working e Telelavoro”, per consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa. Una soluzione imposta dal susseguirsi dei vari decreti per limitare gli spostamenti e il diffondersi del virus. Anche le strutture ricettive si sono attivate in questo senso, e sales e uffici marketing si sono organizzati, nonostante svariate difficoltà, per poter svolgere il loro lavoro di promozione nei propri ambienti familiari. Ma noi concierge no. Noi non lo possiamo fare. Alcuni di noi si sono resi disponibili ad effettuare ‘il presidio’ chiusi dentro gli alberghi come sorta di custodi quasi a voler salvaguardare il proprio lavoro, che adesso non esiste più. Senza gli Ospiti da ascoltare, ‘coccolare’, stringere la mano, a volte anche abbracciare, siamo improvvisamente diventati inutili. Passeggio, durante i miei umili presidi, tra i divani della hall vuota. È bellissima, scintillante. Non posso prendermela con nessuno, è tutto in ordine. Proseguendo il breve tragitto mi ritrovo al bar, pieno di tavoli silenziosi che reclamano attenzione. Attraverso il ristorante e poi, torno in portineria. Guardo le pagine vuote dell’Agenda: nessun transfer da confermare per il giorno dopo, nessuna guida o tour da prenotare. Il telefono tace. Dalla strada non si intravede alcun taxi in arrivo, nessuna macchina che passa. Immerso in questo clima surreale provo almeno a godermi la sua pace e interrogare questo assordante silenzio. Chiudo per un attimo gli occhi e improvvisamente vedo la sala riempirsi di gente. Qualcuno legge il giornale, qualcun altro sonnecchia sprofondato sul divano accanto al suo bagaglio come se fosse una sveglia per ricordargli che tra poco dovrà partire. Il barman, con il vassoio in mano, mi chiede conferma con lo sguardo per chi fosse il caffe che sta portando e lo intuisce a distanza dal mio annuire. Il vetturiere apre le porte ad una famiglia in arrivo e la accompagna al desk, mentre mi fa cenno che ha già chiamato qualcuno per il bagaglio. Un ospite, sceso in accappatoio, mi chiede dov’è la sala colazione. Riapro gli occhi e tutto all’improvviso sparisce. Emetto un lungo sospiro e mi dico: tutto questo tornerà di nuovo, anche se non sappiamo quando. Sconfiggeremo questo nemico invisibile che vuole tenerci distanti ma dobbiamo avere pazienza. Infine, mi siedo e torno a scorrere le tante mail di cancellazioni ma mi soffermo in particolare su una e di colpo, mi brillano gli occhi: è indirizzata al concierge. In quelle righe mi si chiede semplicemente qualche informazione sulla Galleria degli Uffizi e se ci sia un sito dove poter effettuare una visita virtuale…

Alessandro Marchese

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