Folklore sardo 3

L’ISOLA TRA FOLKLORE & TRADIZIONI

ITINERARI TURISTICI: SARDEGNA

Conosciamo tutti la Sardegna per il mare limpido e cristallino oppure per la buona cucina, ma c’è di più da sapere riguardo questa terra incantevole e talvolta misteriosa. La cultura popolare di questa regione vanta infatti una storia millenaria ricca di tradizioni e folklore, dalle feste alle sagre di paese, ai balli in costume tradizionale o le maschere carnevalesche. Un popolo a sé i sardi, sia per aver mantenuto la propria lingua assieme agli svariati dialetti, sia per la cultura che la contraddistingue in Italia e nel mondo. Ogni piccolo comune della Sardegna ha la sua storia e le proprie tradizioni caratterizzate anche dal proprio abito/costume tradizionale: sarebbe infatti un errore generalizzare su di un unico singolo abito regionale. Abiti millenari che venivano utilizzati un tempo e talvolta ancora oggi, come abiti nuziali o di vita quotidiana dai residenti. Gli elementi che lo compongono da quello maschile a quello femminile, sebbene possano sembrare uguali, presentano in realtà differenze sostanziali in colori e ricami differenti, gioielli in filigrana e tessuti tra i più pregiati. Se quello maschile resta solitamente un po’ più sobrio e simile fra essi, non possiamo dire la stessa cosa per quello femminile. Il costume, infatti, è solitamente composto da una gonna lunga nera e pomposa in orbace, un corpetto bianco ricamato e filigrane dorate fatto rigorosamente a mano, con un costo che può variare dai 1.500 ai 3.000 euro circa. Indossare il costume sardo è diventata oggi un’abitudine ricorrente durante ogni manifestazione locale, tanto che la loro bellezza li ha resi famosi in tutto il mondo. Tra i più originali possiamo solo distinguerne alcuni come quello di Bitti col suo fazzoletto per il capo caratterizzato da un motivo floreale violetto, l’abito di Desulo invece sicuramente il più solare coi suoi colori vivaci rosso e blu mentre quello di Orgosolo si differenzia per i colori nero verde della gonna e il giubbetto rosso, che propone la sua particolarità più importante nel copricapo di seta dorata che lo caratterizza fra tutti i suoi cugini. Infatti, osservando il fazzoletto ricamato a mano di tutti questi costumi, nella diversità di colori e lunghezze, sul costume di Orgosolo c’è invece da fare una nota sulla particolare produzione del copricapo femminile conosciuto come “su Lionzu”, prodotto con una seta grezza gialla che fascia completamente la testa lasciando scoperto solo il viso della donna. La seta viene ricavata da un baco da seta allevato nelle campagne orgolesi ufficialmente riconosciuta come “razza Orgosolo”, per via del tipico bozzolo di colore giallo dal quale si ottiene un filo dorato lungo centinaia di metri che viene poi filato e tinto a freddo nello zafferano. L’allevamento e la produzione di questo baco da seta a Orgosolo è un vero e proprio patrimonio storico e culturale, inizia a primavera verso i primi di maggio in coincidenza col germogliare degli altri alberi di gelso. Tornando all’abito, con “Su Lionzu” abbiamo poi “Sa hamisa” una camicia indossata sopra il corpetto ricamato, chiamato “Su Bustu” caratterizzato da un’originale arricciatura che forma disegni geometrici chiamata “su horo” (il cuore). Sopra a “su horo” si applica “sa collana”, un ricchissimo ricamo ad ago che può essere ad intaglio “De filé” e “de ragno”. In corrispondenza della cucitura de “sa collana” vengono ricavate due asole, nelle quali passano “Sos Buttones”, gemelli in filigrana d’oro mentre al di sopra della camicia, viene poi posta “Sa Pitturina”, una striscia di “Trambicchi” che arricchisce e chiude l’apertura della camicia. Essa viene bloccata con “Su Fermalliu”, gioiello a forma di rombo in oro con un’acquamarina nel mezzo e tre pendenti di zirconi. Ma la tradizione sarda non si ferma ai costumi ma va oltre con la musica e i balli molto apprezzati dai turisti che durante il loro soggiorno vanno spesso alla ricerca degli eventi folkloristici, numerosissimi durante la bella stagione. Fra canti popolari e fisarmoniche possiamo osservare abiti dai colori più sgargianti in tutta la loro bellezza indossati durante l’esibizione dei balletti sardi come “Su Ballu Tundu”, una danza circolare di gruppo tramandata per generazioni e tutt’ora tra le più importanti dell’Europa mediterranea. Nelle feste di paese abbiamo anche balli di coppia tra valzer, polke e mazurke accompagnati da una fisarmonica. Ormai tipico e famoso è “Lu Scottis”, ballo di cui in realtà non se ne conoscono esattamente le origini, che pare comparire inizialmente in Francia nel XIX secolo ma originario dell’Inghilterra o della Germania. Sotto il nome di Polka tedesca, poi rinominata “Scottish” riferita allo “Scottischer” ossia passo scozzese. Migrato in Gallura questo è l’unico vero ballo di coppia che abbia preso piede nel nord Sardegna tra i balli di gruppo più tradizionali: una vera via di mezzo tra Polka e Valzer. Il folklore sardo ci porta poi alle celebrazioni dei santi patroni delle località più importanti dell’isola. Si comincia con Sant’Efisio a Cagliari il 1° maggio, per proseguire con Sassari a Ferragosto, dove sfilano i Candelieri coi loro ceri per le vie cittadine a ritmo di tamburino. La Festa di San Simplicio a Olbia, la Sagra del Redentore a Nuoro e la Cavalcata sarda a Sassari sono fra gli eventi religiosi più caratteristici. La Cavalcata sarda si svolge solitamente la penultima domenica di maggio e consiste in una vera e propria sfilata di eleganza e colori dei più bei costumi sardi sia a piedi, sia a cavallo accompagnati dallo scalpitio degli zoccoli e le musiche melodiche delle “Launeddas”, uno strumento musicale a fiato tipico creato a mano con diversi tipi di canne. Nel pomeriggio, invece, gruppi a cavallo si esibiscono in pariglie e acrobazie presso l’ippodromo cittadino. Le processioni religiose sono anche l’occasione ideale e genuina per le esibizioni dei gruppi folkloristici provenienti da tutta la Sardegna che attendono le celebrazioni religiose per onorare il santo. In particolar modo, la Sagra di Sant’Efisio a Cagliari che parte con la sua processione dalla chiesa di Stampace per finire, dopo 65 kilometri, nella antica città romana di Nora. Dopo circa quattro giorni di cammino, la statua del santo, accompagnata dai fedeli, raggiunge la sua destinazione dopo essere stata partecipata da migliaia di persone e da un’infinita varietà di costumi, carri e cavalieri sfilati lungo le strade del capoluogo sardo in quella che è stata definita la più lunga processione religiosa del Mediterraneo.

Luigi Pegoraro

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

code